3934574768 info@affinitydog.it

L’ansia nel cane dettata dalla separazione è un problema comportamentale e come tale va trattato.
Prima di entrare nel problema specifico dobbiamo capire cosa vuol dire problema comportamentale per avere chiara la differenza fra comportamento normale e comportamento anormale o generato.
Il comportamento è il modo di agire e reagire di un oggetto o un organismo messo in relazione o interazione con altri oggetti, organismi o più in generale con l’ambiente.

Si tratta dunque dell’esternazione di un atteggiamento, il quale a sua volta si basa su una idea o una convinzione, più o meno realistica fino anche un pregiudizio. Il comportamento può essere conscio o inconscio, volontario o involontario, ed è strettamente collegato al tipo o modello di personalità dell’individuo.
Questa definizione ci mette in contatto con la realtà emozionale di ogni essere vivente. L’ansia, erroneamente, è definita come emozione ma in realtà, secondo gli schemi di psicologia generale, è un correlato fisiologico, ovvero un meccanismo che si innesca in previsione di un evento. Non sempre è associabile a qualcosa di negativo ma può anche essere un evento positivo. Per esempio ci può essere ansia rispetto a una notizia positiva come scoprire il sesso di un nascituro oppure può esserci ansia negativa rispetto ad una diagnosi che si sta aspettando. Il minimo comune denominatore è sempre l’ansia ma l’emozione associata cambia: gioia nel primo caso, tristezza nel secondo. Nel primo caso ci sarà un’azione propositiva come comunicarlo ai parenti o come l’acquisto del corredo mentre nel secondo una reazione all’emozione associata al pianto e alla disperazione. La stessa parola ma con due accezioni diverse. Insomma, una differenza enorme fra uno schema propositivo che mette in moto comportamento propositivi ed appartenenti a schemi normali ed uno che mette in atto schemi nuovi ma fuori standard. Così è per l’uomo e così per il cane.
La psicologia nel cane pone dei requisiti più restringenti fra comportamenti normali e anormali, da qui infatti nasce l’etichetta di problema comportamentale. Questa linea chiusa nasce a causa dello standard di razza che delinea i parametri funzionali per la valutazione di un soggetto. Una dimensione contorta che dimentica la soggettività e soprattutto il valore che ognuno di noi da all’esperienza.
Introducendo il concetto di standard, inteso come standard di razza si apre il divario insormontabile dell’insorgenza dei problemi comportamentali. Infatti, uno standard non prevede errori, proprio perché alla base c’è uno studio per la realizzazione di soggetti attinenti a queste linee guide. Magari fosse così. Pur essendo una tesi con fondamenti scientifici e teoricamente incontrovertibile, i numerosi casi che incontriamo sono l’eccezione che conferma la regola.
I problemi comportamentali, e l’ansia non ne è esclusa, hanno due origini: genetica, appunto, e esperienziale o traumatica.
Ma cosa vuol dire origine genetica? Vuol dire che ci sono delle razze predisposte a questa patologia del comportamento.
Le razze in questione sono:

  • Dobermann
  • Setter
  • Beagle
  • Labrador
  • Segugi
  • Chiwawa, in particolare le razze piccole
  • Pastore belga

Tutte queste razze, pur appartenendo a gruppi diversi, hanno una cosa in comune: il temperamento a discapito della tempra.
Nella vita, ma soprattutto in natura, il perfetto funzionamento di un processo dipende dall’equilibrio dei suoi componenti.
Il temperamento è la capacità di reagire agli stimoli e la tempra la capacità di sopportarli, si intendono sia fisici che psichici.
Tutto ciò denota che se un soggetto ha un temperamento troppo alto avrà una tempra media o comunque bassa e non adatta a sopportare uno stimolo avversativo come l’allontanamento del proprietario.
Questo è il pilastro dell’ansia a base genetica.
In secondo luogo dobbiamo considerare tutti gli eventi che hanno una base traumatica. Una base traumatica è un evento con emozioni troppo forte ma anche un processo di attaccamento troppo marcato verso una persona.
Ma pensiamo a cosa scatta nella testa del cane? Non è in grado di badare alle sue emozioni perché la sua testa è proiettata all’assenza della famiglia e non al presente. Questa mancanza di concentrazione porta il cane a dover scaricare questa tensione con l’unico strumento disponibile: la bocca.

Infatti i primi segni di ansia da separazione sono:

  • Distruzioni
  • Minzioni nei punti adiacenti alle uscite
  • Abbai e latrati prolungati
  • Quando il proprietario è in casa è marcato a uomo

Capiamo bene da questi sintomi, che vanno sempre progredendo, lo stato d’animo che vive il cane.
Nel cane si innescano rappresentazioni mentali che lo portano alla disperazione.
La prima cosa da fare è creare un’area di indagine per dimostrare la natura del problema e successivamente adoperarsi affinchè venga risolto ed alleviato. L’area di indagine permette di inquadrare la natura del problema e di individuare la miglior strategia riabilitativa per aiutare il cane. In questo percorso è necessaria la vicinanza di un professionista che possa seguire gli sviluppi del cane e che possa intervenire in maniera coordinata nelle sistemiche famigliari. Il programma dovrà puntare in prima istanza a tranquillizzare il cane all’assenza dei proprietari in maniera sempre più graduale.